Estate 1969: La minaccia di un colpo di stato all’Italiana

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Tutte l’energie che si sono scisse e distribuite, quello che in maniera eclettica è stato Feltrinelli fino ad ora, sembra canalizzarsi in una cosa sola. Quasi come accade con gli affluenti di un grande fiume, tutto il passato, la lotta partigiana, la militanza nel PCI, le idee e le lotte editoriali, le influenze castriste confluiscono verso un’agire unico e irrevocabile… la lotta attiva e sul campo alla destra.
L’editore teme, e sicuramente non è una sua semplice paranoia, che la possibile rivoluzione che si stava costruendo, fosse messa in pericolo da un colpo di stato della destra. 
Nell’estate del ’64 si fu ad un palmo dal golpe del generale Giovanni De Lorenzo. Il suo, da quello che si dice oggi, non doveva essere un vero e proprio golpe ma semplicemente un progetto militare d’emergenza (Piano Solo) per catturare e allontanare dalla res pubblica i personaggi ritenuti politicamente pericolosi.
Difatti non avvenne, però tra il ’67 e il ’68 L’Espresso sollevo il polverone, dando così in pasto a tutta Italia la storia e il racconto dello scampato pericolo.
Quindi al di là di infausti timori, la democrazia in Italia aveva di che preoccuparsi.
Durante il ’68 Giangiacomo viaggia in lungo e in largo in Italia e comincia a muovere e smuovere tutto ciò che può essere definita come “sinistra extraparlamentare”. Tenuto sotto controlla dalle intelligence sia italiana che statunitense, si presta ad un gioco mediatico simpatico. Si fa fotografare per Vogue Italia in pelliccia. Grande disapprovazione si solleverà da chi gli sta attorno… ma solo anni dopo si riuscirà a capire la tragicità e una certa arguzia che stanno dietro questo gesto. Nel frattempo entra in contatto con molti giovani delle università i quali non sempre sono disposti ad accogliere bene la figura di questo “strano imprenditore”. Non lo vedono come uno di loro e a Roma scioccamente viene accolto da un coro di: «dacce e sordi». Nonostante ciò uno dei primi nuclei importanti col quale entra  in connessione è proprio localizzato nella capitale, ed è quello di Potere Operaio che si coagula attorno alla figura di Franco Piperno. Il giovane Piperno è scaltro e volenteroso, persona colta, ed è soprattutto interessata a muoversi al di là delle “semplici azioni politiche”.
Rispetto a quella che Feltrinelli porta avanti in Europa, l’idea del gruppo è meno legata ad un concetto di guerriglia incentrata sullo stile sudamericano e non crede nel ruolo guida dell’Unione Sovietica. Potere Operai è convinto che le lotte da fare nelle metropoli occidentali siano da gestire diversamente da quelle terzomondiste, e sostenevano soprattutto la centralità della calasse operaia.
Feltrinelli sostiene clandestinamente le loro pubblicazioni e acquista e distribuisce alcuni dei loro opuscoli.
In questo periodo conosce Sofri e anche il gruppo nascente delle B.R. ed entra in buoni rapporti soprattutto con Curcio. Anche con le B.R ci sono divergenze d’opinioni. Difatti pure loro non erano interessati ad una vera e forte guerriglia (in fondo anche un po’ eroica e romantica come la vedeva “il feltr”), ma più che altro ad azioni dimostrative ed esemplari.
La svolta avviene a Genova però quando nel 1969 entra in contatto con Lozagno, un ex comandante della lotta partigiana, che nonostante l’età (più che cinquantenne) è ancora attivo e volenteroso.
Genova è una città piena di fermento e di persone intenzionate a lottare. Qui nasce la prima falange rivoluzionaria extraparlamentare di sinistra. È il gruppo XXII Ottobre che prende il nome proprio dal giorno in cui viene costituito. Il suo modo di agire è pratico e sovversivo. Non mira ad una lotta a lungo termine, ma crede in azioni di terrorismo e a pratiche di vere e propria rivoluzione.
Attraverso Lozagna l’editore entra in contatto con il gruppo. Egli cerca di creare coordinamenti, sempre tentando di mantenere molto riserbo  tra i vari raggruppamenti, che pian piano si vanno organizzando.
Questo è anche il momento dell’entrata in scena dei GAP Gruppi d’Azione Partigiana, il gruppo fondato e diretto dal Giaguaro in persona. Il nome s’ispirava a quello dei Gruppi d’Azione Patriottica nati nel ’43 su iniziativa del Partito Comunista che combattevano contro i nazifascisti. Feltrinelli volle così riannodare le sue azioni con quella della lotta partigiana durante la Resistenza italiana.
Dell’estate del 1969 è l’opuscolo redatto da Giangiacomo e distribuito dalla Feltrinelli “Estate 1969: La minaccia di un colpo di stato all’Italiana”. Quattordici pagine circa in cui l’editore tratteggia la situazione italiana e le eventuali azioni che avrebbero portato alla presa del potere da parte della destra.
Con la fine degli anni sessanta e l’inizio dei settanta, la situazione si fa insostenibile. Sono gli anni della Nato onnipresente e del tentato golpe Borghese. Momenti in cui Feltrinelli è sempre più pressato, ed è soprattutto la stagione di Piazza Fontana (12 dicembre 1969).
A questo punto Feltrinelli da un altro scossone alla sua vita già profondamente segnata dalla militanza a sinistra. Le indagini sull’attentato di Piazza Fontana lo chiamano in causa. La polizia lo cerca… In fondo egli davvero non centra e avrebbe anche il modo per mostrarlo, ma non è intenzionato a farlo. Sente sempre di più che non serve. Rischierebbe solo di rimanere invischiato nelle “maglie della destra” che ha conquistato, a dire di Feltrinelli, la magistratura. Quindi nonostante il primo pensiero che gli balena è di correre a Milano a parlare e mostrare la propria lontananza dai fatti, cambia idea e si da alla clandestinità. La prima protezione gli è fornita da Lozagno a Genova. Da questo momento attraverso vari contatti vive e soprattutto lotta in clandestinità, fino alla poco chiara e tragica morte avvenuta a Segrate nel 1972.

Alt! Fermo qui il discorso. Qualcosa ancora da dire sulla vita/morte di questo personaggio c’è… ma no sento il bisogno di doverlo fare. Non credo che alla fine di questo ragionamento possa servire, soprattutto essendo quest’altra parte ancora non perfettamente definita.
In questa riflessione ho cercato attraverso la narrazione e la storia di delineare un’immagine della poliedrica persona che Giangiacomo Feltrinelli è stato. Ho voluto che il discorso componesse pian piano la figura slanciata, lo sguardo miope e i baffi sornioni del Giaguaro, per poter capire un’epoca, un’agire ed un personaggio.
Ora che sono alla fine di questo discorso voglio proporre a compimento di questo mio ritratto delle foto. Immagini note e più o meno note che permettono di intuire e cogliere l’uomo Giangiacomo, l’editore e il compagno. Cosa dire ancora?

Salve e a presto

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