L’editore di Fidel?

l’editore di fidel

 

Durante gli anni sessanta la casa editrice e le librerie hanno un grande sviluppo. Tanti i testi che si pubblicano e consistente la partecipazione di autori stranieri. Ovviamente seguire il suo lavoro editoriale così rapido e in continua crescita esula un po’ dal nostro percorso di ricerca. Vale comunque sempre la regola del Giaguaro, mosse rapide e colpi inattesi. Gli spazi sotto la libertà di movimenti di Feltrinelli si riducono e le pubblicazioni davvero sorvolano  abbracciano più di mezzo globo.
Dopo lo strappo che Giangiacomo ha con il partito e con l’unione sovietica (anche se sarà uno strappo momentaneo e che non metterà in nessun modo in gioco il ruolo di guida che per Feltrinelli l’URSS, sarà chiamata ad avere), i suoi rapporti cambiano direzione e si rivolgono verso il Sud America e Cuba.
Va a Cuba per la prima volta nel 1964 perché è intenzionato a pubblicare un libro di e su Fidel Castro. I rapporti all’inizio non sono semplici. Castro si aspettava il classico imprenditore con cilindro e ghette, invece si trova un giovane e poco ingenuo editore. Feltrienelli incalza con le domande e cerca di capire qual è la politica di Fidel. Il Leader Maximo non ha una vera idea politica. È un rivoluzionario, ed ha in testa un sacco di idee e concetti che snocciola mentre parla. Già da subito il libro non sembra andare avanti con grande ordine. A volte mentre parla di Cuba e dei suoi rapporti internazionali, s’interrompe e inizia a parlare di cucina o a fare altro come giocare a canestro. L’anno successivo ritorna nuovamente a Cuba oramai la faccenda del libro è conclusa non con una pubblicazione ma con un blocco a cui no fa seguito una ripresa.
Nonostante questo l’amicizia con Fidel cambia Giangiacomo che era uscito con molta amarezza e disillusione dalla faccenda dottor Živago e dallo stesso PCI.
Nel ’67 è di nuovo a Cuba ed è in questo momento che entra in possesso di una delle più famose fotografie del Novecento. Qui all’Avana diventa amico con il fotografo Korda che gli regala la famosissima foto scattata al Che il 5 marzo 1960, in occasione delle esequie delle vittime dell’esplosione della fregata La Coubre.
 Sempre in questo stesso anno si trova in Bolivia dove è tenuto sotto controllo dalla CIA e per ordine del quale sarà arrestato ed espulso.
Durante l’anno successivo si trova all’Avana per ben due volte.
Sono questi gli anni in cui la visione di Giangiacomo tende ancora di più ad aprirsi e a rendersi conto che servono alleanze ampie e azioni  forti. All’epoca della prima visita scrive un saggio “Guerriglia e politica rivoluzionaria” riferito alla situazione italiana. Sembra vedere in questo breve testo un antesignano dei depliant che appronterà e farà stampare all’epoca delle lotte. La seconda visita serve per fargli avere i “Diari del Che” che lo stesso Feltrinelli tradurrà e pubblicherà cedendo gratuitamente i diritti d’autore.
Siamo alle porte del ’68 e tante cose stanno per avvenire, anche e soprattutto per Feltrinelli. La sua oramai figura è ancora più tenuta sotto controllo. La CIA lo segue perché lo ritiene un castrista in Europa.
Giangaicomo ha cambiato molto il suo modo di pensare negli ultimi anni. Le frequentazioni sudamericane lo porteranno a fare un simile progetto anche per la situazione occidentale. In questo tipo di prospettiva, fomentata poi dalla possibilità di un colpo di stato della destra, si affaccia una forte e insistente idea, quella di passare all’azione e nella più totale clandestinità.

 

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