“Sono l’editore della cultura vera e libera… non del PCI”

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Nonostante tutti gli sforzi del PCI per dare direttive alle azioni di Feltrinelli in ambito editoriale, non riusciranno a imporgli di non pubblicare il dottor Živago di Boris Pasternak, ma andiamo per gradi e cerchiamo di sbrogliare la matassa partendo dal bandolo.
Nel 1956 Feltrinelli viene a conoscenza della pubblicazione imminente di un giovane autore Russo in Unione Sovietica. Il suo nome è Boris Pasternak. Fin qui niente di veramente interessante, se non fosse che le norme che regolano il copyright in occidente (Convenzione di Berna) non erano state accettate dall’URSS. Vediamo di capire cosa potesse significare praticamente questo: se un’opera veniva pubblicata da paesi non aderenti alla Convenzione di Berna, non era tutelata da alcun diritto d’autore. Qualora uno dei paesi aderenti, nei trenta giorni successivi l’avesse pubblicato ne avrebbe acquisiti i diritti e la possibilità di proteggere l’opera e l’autore. Nel caso in cui invece passati trenta giorni nessun editore “occidentale” avesse acquisito i diritti dell’opera, questa avrebbe perso qualunque possibilità di essere protetta, ma sarebbe potuta essere stampata da chiunque.
Quando l’editore milanese viene a conoscenza dell’opera, il suo autore stava aspettando che la casa editrice di stato desse il beneplacito al romanzo e iniziasse la pubblicazione. Feltrinelli quindi non sarebbe stato in realtà il primo editore del dottor Živago, ma visto le norme editoriali a livello internazionale di cui sopra lo sarebbe stato effettivamente.
Per far sì che il romanzo di Pasternak fosse pubblicato in Italia il giorno dopo alla pubblicazione in Unione Sovietica, Feltrinelli chiede all’autore, attraverso Sergio D’Angelo, di avere prima possibile il manoscritto. Siamo verso la metà di Maggio del ‘56 e Feltrinelli va a Berlino per incontrare D’Angelo e prendere il volume scritto in cirillico.
La situazione comincia a complicarsi fin da subito. Feltrinelli fa leggere il manoscritto ad un suo uomo di fiducia il quale giudica positivamente la pubblicazione del testo. Viene allora avviata la traduzione in italiano. Nel frattempo per Pasternak le cose non vanno benissimo. Il Kgb è fin da subito a conoscenza dei rapporti che lo scrittore sovietico ha con Feltrinelli, e in Unione Sovietica si rimanda sempre di più la pubblicazione dell’opera.
Giangacomo e Pasternak hanno per vari mesi scambi di lettere e di messaggi via telegrafo. Non tutti i messagi che l’autore del dottor Živago manda sono reali o comunque da prendere in considerazione. Feltrinelli lo sa e si muove con molta sclatrezza anche quando è lo stesso PCI a chiedrgli formalmente di non pubblicare il romanzo e restiture  il volume manoscritto.
Alla fine della storia l’editore si prende tutta la responsabilità della pubblicazione e il ventitre del 1957 il dottor Živago è in vendita.
Il motivo di tanto fracasso stava nel fatto che l’opera di Pasternak viene interpretata dall’URSS come un testo antisovietico. Lo scrittore invece scatta una foto ad una reale e non ottimale situazione e l’Unione Sovietica non vuole che ciò venga sbandierato ad i quattro venti. Feltrinelli ovviamente non è antisovietico, e non porta avanti le sue scelte per andare contro il Partito. Lo fa ancora una volta per tenere fede alle sue idee editoriali e culturali. Feltrinelli dopo quattordici anni trascorsi nel partito è messo alla porta e nel ’58 Boris Pasternak vince il premio Nobel per la letteratura.

 

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