Confronti… e raffronti

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Volevo chiedere scusa a tutti i lettori di questo, ancora piccolo, blog per aver inserito due foto davvero interessanti, ma senza alcun testo o commento, cercherò di ovviare con questo intervento.

Le due foto potrebbero come prima cosa avvicinarsi al genere della foto da “condannato a morte”… mi rendo conto che suffragare questo tipo d’idea, soprattutto per il nostro Osvaldo non è facile… certo per Moro invece il discorso filerebbe, ma andiamo per gradi.

La foto del Feltrinelli senza baffi… porta, proprio per la sua esistenza, un presagio negativo. Essenza di un’identità nascosta da tirare fuori solo se controllati o bloccati… quindi in un’evenienza di pericolo per poter sviare rischi e intoppi. Oggetto salvifico che come ogni arma porta in sé l’utilizzo nel triste momento. “Utensile”, quindi che protegge, ma che mostra la sua forza nel solo momento di negatività. A questo punto sarebbe facile concludere che per esplicare la propria funzione il documento d’identità falso attira su di se sventura per poter compiere a pieno il suo “intento”… Che sciocca e sofistica supposizione!

Fermo il mio ragionare… e guardo le foto.
Cerco di capire cosa possa avermi spinto ad accostarle.

Aguzzino e carnefice?
Terrorista e martire?
Miope e lungimirante?

Ma chi è l’uno e chi l’altro… possibile rispondere con certezza oggi a questa domanda?

Guardo ancora.

Se non erro la foto di Moro è del 19 Aprile 1978, pochi giorni prima della sua morte ( avvenuta il 9 maggio 1978), quella di Giangiacomo è del 1970 due anni prima “dell’incidente fatale” (12 Marzo 1972). Quest’ultima però sembra portare di più il segno di una tragicità.
Non voglio essere di parte… è vero cerco di focalizzarmi su Feltrinelli in questa ricerca, però vorrei essere sincero davanti la morte… come diceva il Principe De Curtis la morte dovrebbe “livellare” ogni azione…

Penso allo sguardo di Moro e all’espressione della bocca… una specie di sorriso… una docile e sincera presa d’atto. Penso a Voltaire a quel suo strano sorriso… un sorriso del saggio… di chi sa ed ha talmente così coerenza da accettare il ruolo assegnatogli.

Il Feltrinelli invece guarda dritto davanti a se, con sguardo fisso. Un piglio che va lontano con fierezza, incorniciato però da una postura che ricorda quelle delle foto segnaletiche dei carcerati. Forse per questo che mi inquieta di più. Troppo poi caratterizzata nella parte alta del volto dalla piena luce e nella parte bassa dalla poderosa ombra che fa apparire in una specie di smorfia le labbra e il collo scomparire nella ombra del sottomento.

Non sono ancora giunto ad una soluzione?
Non serve per forza trovarne una…
Forse potrebbe semplicemente essere che Moro appare come un Socrate che attende la morte e Feltrinelli una specie di Masaniello, ingenuo e sprezzante… 
Non ci credete?
Parliamone…

A presto

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