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Chi è e da dove viene Gangiacomo: un po’ di storia

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Dopo il richiamo all’ordine è giusto cominciare diversamente e nuovamente il discorso, soprattutto per fare in modo che questo blog abbia un senso editoriale.Giangiacomo nasce a Milano il 19 giugno del 1926, primogenito di Carlo Feltrinelli e Giannalisa Gianzana. I primi anni sono sereni e privilegiati. Nonostante il padre sia spesso in viaggio per affari, Giangiacomo cresce tra mille premure. La sua famiglia è molto ricca ed è sicuramente una delle più in vista delle finanza Milanese. Purtroppo però le cose ricevono ben presto uno scossone. Il 7 novembre del 1935 in una situazione non troppo rilassata tra la finanza Milanese e il Regime Carlo Feltrinelli muore.
Giannalisa è ancora giovane e bella e già nel ’37 inizia ad accompagnarsi con Luigi Barzini Junior col quale si sposerà nel ’40.
Sono anni duri, questi, per Giagiacomo. Anni in cui il rapporto con la madre s’incrina fino a frantumarsi, e parallelamente si fa sempre più teso quello con il patrigno. Però è proprio in questo periodo che la sua visione del mondo comincia a prendere una diversa piega.  Passa molo tempo con i familiares accresce il suo rapporto con loro, ed entra quindi in contatto in maniera libera e disinteressata con persone appartenenti ad altri ceti sociali. Conosce fin da subito le differenze inspiegabili che legano i rapporti tra gli uomini e supera molto presto questo tipo di dialettica a favore di altri tipi di sentimenti e legami.
Nel ‘44 appena diciottenne entra volontario nel corpo di combattimento Legnano. Non sono tanti i mesi di guerra che affronta, ma profondi i cambiamenti, che questo periodo apporta alla sua personalità.
Nel ’45, prima della fine della guerra, entra nel partito Comunista Italiano. I rapporti con i compagni non sono quasi mai sereni e liberi. In fondo Giangiacomo non ha proprio le fattezze e i modi del “comunista”. Veste bene ed è molto educato. Alto occhialuto e gentile. Gira per Milano ad affiggere manifesti con la sua Citroën, correndo pericolosamente, lui molto miope, nella notte e fra la nebbia. Sofri parlando delle difficoltà che Feltrinelli aveva nei rapporti con gli altri dice: «Feltrinelli era visto come il riccone stravagante a cui tanti chiedevano soldi.»
Gaingacomo già intorno al ‘47-’48 è tra i più forti finanziatori del PCI e la questura di Milano lo tiene continuamente sottocchio.
In questi anni inizia a prendere piede il suo progetto culturale. Crede nella cultura e nella possibilità che questi ha nel costruire e continuare l’opera di liberazione dell’Italia. Vuole che  i giovani possano essere a conoscenza dei fatti appena passati, e vuole che la coscienza dei contemporanei si riallacci alla storia e agli avvenimenti che hanno portato l’Italia alla distruzione e alla guerra civile. Nasce così la Biblioteca Giangiacomo Feltrinelli, costituita poi nel ‘51 in Associazione biblioteca Giangiacomo Feltrinelli. Sempre al suo fianco c’è Giuseppe Del Bo. Instancabile e importante presenza. Lui è la prima anima della Biblioteca Feltrinelli, però non è lui in questo momento a diventare il primo direttore della neo costituita Associazione. Se come ho già detto la questura di Milano sorveglia tutte le sue mosse, lo stesso fa il PCI chiedendo di affidare la carica di direttore al compagno Franco Ferri.
Verso la fine del ’54 è fondata la casa editrice Giangiacomo Feltrinelli Editore, a lavorarci sono tutti giovani redattori, non hanno grandi trascorsi, ma imparano presto. La Casa Editrice è un luogo bello e ospitale, i rapporti sono sereni e rilassati, e le responsabilità e gli impegni pesanti. Nessuna gerarchia ossessiva, ma solo idee e pensieri che si confrontano. Feltrinelli però ha il polso forte e lo scatto rapido. Fin da subito il suo soprannome diventa il Giaguaro.

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Ordine Ordine

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Ordine! Ordine!

Sì, è giunta l’ora di mettere ordine a tutto quello che cerco, che trovo e che penso.

1) Feltrinelli fonda i GAP (Gruppi d’Azione Partigiana) a Milano e contemporaneamente cerca di finanziare ed essere in contatto con le BR (Brigate Rosse). Da come scrive Alberto Franceschini, fondatore delle BR nel libro Mara, Renato e io (A. Franceschini, V.P.Buffa, F. Giustolisi, Mondadori, 1996) i rapporti tra Feltrinelli e loro non erano semplici. Giangiacomo parlava di grandi lotte proletarie e del rapporto con l’Unione Sovietica, e proponeva a loro la sua idea di far saltare i tralicci dell’Enel, cosa che poi gli risultò fatale. Alla fine di questo suo racconto in cui ricorda uno degli incontri che settimanalmente lui e Curcio avevano con il Giaguaro, Franceschini conclude con la frase: «Accordi con Osvaldo/Feltrinelli erano impossibili». Quindi i contatti fra i due gruppi esistevano, e anche frequentemente… ma difficilmente si giungeva a delle intese.

2) In questo modo si è giunti totalmente a rimuovere quella strana e nemmeno troppo marcata idea di un possibile rapporto, vittima carnefice tra Aldo Moro e Feltrinelli.

3) Avvicinare la foto dell’editore con quella dell’allora segretario della DC ha portato a un semplice paragone rapido e forse superficiale di due figure importanti, che muoiono più o meno nello stesso periodo ed entrambi a causa della lotta di classe. Sicuramente la figura di Moro anche dalla foto appare come quella di una persona equilibrata, come da quella di Feltrinelli appare una certa irrequietezza… ma a che pro?

4) Interessante una possibile idea che avvicini Moro, Feltrinelli e Pier Paolo Pasolini… tre morti eccellenti e tutti pieni di perché e fatti non totalmente chiari. Non so se seguire o meno questa strada. La mia intenzione è più che altro seguire la storia di Feltrinelli…

5) Per seguire la strada della violenza ho pensato di leggere René Girard,La violenza e il sacro, Adelphi,1992.

A questo punto sappiamo che i rapporti con le BR non comportano forti influenze o collaborazione. Il modo di lavorare di Feltrinelli era diverso, fortemente diverso da quello che portavano avanti Franceschini e Curcio. L’idea di lotta di classe e lo stesso respiro che cercava di portare Feltrinelli era più legato ad una sua idea sognante ed eroica, in cui le lotte del Sud America e la forza dell’Unione Sovietica soprattutto avrebbe preso il posto di guida.

Giangiacomo viaggia tanto sin da piccolo e per lui è facile sentire l’Europa e i grandi agglomerati di stati… facile andare in Sudi America e a Cuba. Credere nella possibilità di un lotta che muova tutti gli stati.

I viaggi sono tanti anche nel periodo di ricerche che con fa per la casa editrice in giro per l’Europa. Il suo viaggiare alla ricerca di una cultura unica ed umanitaria lo porta ovviamente a credere in un ideale grande e socialmente diffuso.

Imprenditore di ferro e uomo politico Feltrinelli non gioca con l’editoria come alcuni grandi uomini di finanzia credono. Lungimirante nelle scelte economiche e di gestione crea un impero, sopratutto culturale. Egli crede soprattutto in questo tipo di idee e forse per questo i apporti con la sx italiana non sono sempre dei migliori…

Confronti… e raffronti

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Volevo chiedere scusa a tutti i lettori di questo, ancora piccolo, blog per aver inserito due foto davvero interessanti, ma senza alcun testo o commento, cercherò di ovviare con questo intervento.

Le due foto potrebbero come prima cosa avvicinarsi al genere della foto da “condannato a morte”… mi rendo conto che suffragare questo tipo d’idea, soprattutto per il nostro Osvaldo non è facile… certo per Moro invece il discorso filerebbe, ma andiamo per gradi.

La foto del Feltrinelli senza baffi… porta, proprio per la sua esistenza, un presagio negativo. Essenza di un’identità nascosta da tirare fuori solo se controllati o bloccati… quindi in un’evenienza di pericolo per poter sviare rischi e intoppi. Oggetto salvifico che come ogni arma porta in sé l’utilizzo nel triste momento. “Utensile”, quindi che protegge, ma che mostra la sua forza nel solo momento di negatività. A questo punto sarebbe facile concludere che per esplicare la propria funzione il documento d’identità falso attira su di se sventura per poter compiere a pieno il suo “intento”… Che sciocca e sofistica supposizione!

Fermo il mio ragionare… e guardo le foto.
Cerco di capire cosa possa avermi spinto ad accostarle.

Aguzzino e carnefice?
Terrorista e martire?
Miope e lungimirante?

Ma chi è l’uno e chi l’altro… possibile rispondere con certezza oggi a questa domanda?

Guardo ancora.

Se non erro la foto di Moro è del 19 Aprile 1978, pochi giorni prima della sua morte ( avvenuta il 9 maggio 1978), quella di Giangiacomo è del 1970 due anni prima “dell’incidente fatale” (12 Marzo 1972). Quest’ultima però sembra portare di più il segno di una tragicità.
Non voglio essere di parte… è vero cerco di focalizzarmi su Feltrinelli in questa ricerca, però vorrei essere sincero davanti la morte… come diceva il Principe De Curtis la morte dovrebbe “livellare” ogni azione…

Penso allo sguardo di Moro e all’espressione della bocca… una specie di sorriso… una docile e sincera presa d’atto. Penso a Voltaire a quel suo strano sorriso… un sorriso del saggio… di chi sa ed ha talmente così coerenza da accettare il ruolo assegnatogli.

Il Feltrinelli invece guarda dritto davanti a se, con sguardo fisso. Un piglio che va lontano con fierezza, incorniciato però da una postura che ricorda quelle delle foto segnaletiche dei carcerati. Forse per questo che mi inquieta di più. Troppo poi caratterizzata nella parte alta del volto dalla piena luce e nella parte bassa dalla poderosa ombra che fa apparire in una specie di smorfia le labbra e il collo scomparire nella ombra del sottomento.

Non sono ancora giunto ad una soluzione?
Non serve per forza trovarne una…
Forse potrebbe semplicemente essere che Moro appare come un Socrate che attende la morte e Feltrinelli una specie di Masaniello, ingenuo e sprezzante… 
Non ci credete?
Parliamone…

A presto

FOTOGRAPHIAE MORITURANT

a livella

La seconda polaroid scattata dalle BR ad Aldo Moro, fatta ritrovare con il comunicato n. 8 e pubblicata il 20 aprile 1978.

La seconda polaroid scattata dalle BR ad Aldo Moro, fatta ritrovare con il comunicato n. 8 e pubblicata il 20 aprile 1978.

Ultima carta di identità (falsa) di Giangiacomo Feltrinelli, scattata nel 1970.

Ultima carta di identità (falsa) di Giangiacomo Feltrinelli, scattata nel 1970.

Trovare una linea…

Trovare una linea…

Non si fa, spesso,  una bella impressione quando si inizia a parlare di un argomento quando le idee sono ancora confuse e per niente chiare… credo però che per cercare di capire dove si possa e si voglia arrivare in un ragionamento, esprimersi faccia davvero bene.

Il mio progetto, in due parole, si focalizza sul momento storico precedente a quello della nascita delle B.R. Questo non solo perché sono interessato a capire come possa giungere così forte l’eco della generazione partigiana a quella del dopo guerra, ma anche perchè voglio conoscere la figura chiave di questo processo… che potrebbe, anzi meglio, che può “materializzarsi” in “Giangiacomo Feltrinelli, professione editore”.

La non così lineare e facile crescita di Giangiacomo è parte centrale nel processo di formazione di un imprenditore/sovversivo. Ovvio non è il caso soffermarsi con troppo ozio sulla storia della sua adolescenza… ma l’aver perso presto la forte e potente figura paterna e l’aver fin da subito dopo avuto relazioni difficili con la madre e il patrigno, gli anno permesso di accrescere il suo rapporto con i “familiares”… entrando quindi in contatto in maniera libera e disinteressata con le persone appartenenti ad altri ceti sociali. 
Il rampollo di una delle più importanti dinastie della finanza conosce fin da subito le differenze inspiegabili che legano i rapporti tra gli uomini. Il giovane Giangiacomo supera comunque molto presto questo tipo dialettica a favore di altri tipi di sentimenti e legami.

Il mio breve prologo, credo, possa essere utile per cercare di chiarire fin da subito che nella storia nera della figura de “Il Feltrinelli” non vi è nessuna scollatura o “schizofrenia” . Sicuramente i modi di fare di Giangiacomo hanno da sempre denotato l’appartenenza alle classi alte, ma in lui non è mai esisto un taglio netto tra la figura di editore e quella di comunista militante… anzi entrambe non sono che le due facce, facilmente, riconoscibili della stessa medaglia.
Osvaldo (nome in codice della sua militanza rivoluzionaria) non cercava risultati diversi da quelli che si prefiggeva il Giaguaro, (nome col quale i suoi “amici/dipendenti” della casa editrice lo identificavano)… al massimo era solo il Giaguaro che disilluso da alcune azioni o preoccupato per le possibili azioni dei nemici, passa dalla scrivania all’opera. Buona sera.

 

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Giangiacomo con padre, Carlo Feltrinelli, Lido, 1932 (Archivio Feltrinelli)
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Giangiacomo Feltrinelli durante la Fiera del Libro di Francoforte, nel 1958 (Archivio Feltrinelli)

Intenti

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La stesura di questo breve testo accompagnato da una selezione di foto rappresentano una vera e sentita necessità di parlare di una delle più controverse figure del novecento che non solo l’Italia, ma l’Europa ha avuto. Mi riferisco a Giangiacomo Feltrinelli, il ricco rivoluzionario che tra gli anni ’50 e ’70 sconvolge e anima la cultura, la politica e il pensiero di mezzo mondo. Ovviamente in questo mio tentativo non è mia intenzione replicare alle ben nutrite e corpose biografie che attualmente ci sono in libreria, ma solo parlare di un’epoca e di un suo importante attore, per capire e per poter avere una personale e quantomeno critica visione.
Prima di chiudere questo stringatissimo prologo, voglio citare alcune parole della bella e forte lettera che Gaingiacomo scrive al figlio Carlo per il giorno del suo ottavo compleanno. Sono parole semplici, ma sono sicuramente parte dell’ideologia che ha spinto Feltrinelli a rischiare tutta una vita… : «È giusto che tu studi e impari molte cose. Così potrai sempre ragionare con la tua testa» .

 

– Carlo FELTRINELLI, SENIOR SERVICE, Milano, Feltrinelli, 1999.
– Aldo GRANDI, Giangiacomo Feltrinelli – La dinastia, il rivoluzionario, Milano, Baldini & Castoldi, 2000.

C. FELTRINELLI, SENIOR SERVICE, Milano, Feltrinelli, 1999, p. 368.